Il cinema italiano perde uno dei suoi registi più riconoscibili e controversi. Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni Brass, risulta scomparso a Roma il 4 novembre 2026, all’età di 93 anni. Nato a Milano il 26 marzo 1933, ha attraversato oltre mezzo secolo di cinema, costruendo una carriera caratterizzata dalla sperimentazione visiva, dalla provocazione e da una personale rappresentazione dell’erotismo.
Conosciuto soprattutto per film come La chiave, Miranda, Paprika e Così fan tutte, Brass ha lasciato un segno nel cinema italiano degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, distinguendosi per uno stile immediatamente riconoscibile e per una concezione della libertà espressiva spesso al centro di discussioni e polemiche.
Dagli esordi sperimentali al successo internazionale
Prima di diventare uno dei principali esponenti del cinema erotico italiano, Tinto Brass si era affermato come autore sperimentale.
Debuttò alla regia con Chi lavora è perduto (In capo al mondo), presentato nel 1963 alla Mostra del Cinema di Venezia. Negli anni successivi realizzò opere come Col cuore in gola (1967), con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, e L’urlo (1970), dimostrando un particolare interesse per il montaggio, le innovazioni linguistiche e la contaminazione tra cinema e altre forme artistiche.
Una fase della sua carriera spesso meno ricordata dal grande pubblico, ma fondamentale per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio cinematografico.
Nel 1976 diresse Salon Kitty, mentre nel 1979 arrivò Caligola, produzione internazionale con Malcolm McDowell, Helen Mirren e Peter O’Toole, segnata da contrasti creativi e controversie.
Gli anni Ottanta e Novanta: La chiave, Miranda e Paprika
Il periodo di maggiore popolarità arrivò negli anni Ottanta, quando Brass sviluppò ulteriormente il proprio cinema erotico.
Nel 1983 diresse La chiave, interpretato da Stefania Sandrelli e Frank Finlay, uno dei suoi titoli più conosciuti. Seguirono Miranda (1985), con Serena Grandi, e Capriccio (1987).
Negli anni Novanta realizzò Paprika (1991), con Debora Caprioglio, Così fan tutte (1992), con Claudia Koll, e L’uomo che guarda (1994).
Queste pellicole contribuirono a consolidare la sua notorietà, facendo di Brass un regista capace di attirare l’attenzione del pubblico e, contemporaneamente, di dividere la critica.
Gli ultimi anni e il ritorno alla Mostra di Venezia
Negli ultimi anni il regista aveva affrontato diversi problemi di salute. Nel 2010 era stato colpito da un’emorragia cerebrale, alla quale erano seguiti un lungo percorso di recupero e ulteriori difficoltà fisiche.
Accanto a lui era rimasta la moglie Caterina Varzi, sposata nel 2017 dopo la scomparsa della prima moglie e storica collaboratrice Carla Cipriani, conosciuta come Tinta.
Nel settembre 2026, l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia gli aveva dedicato un omaggio con la presentazione della versione restaurata di Col cuore in gola. Brass, nonostante il desiderio di partecipare, non aveva potuto raggiungere il Lido per motivi di salute.
In quell’occasione Caterina Varzi aveva raccontato il rapporto del marito con la propria carriera, ricordandone la determinazione e l’orgoglio per il cinema realizzato.
L’eredità di un regista fuori dagli schemi
Tinto Brass lascia una filmografia che continua a suscitare interpretazioni contrastanti. Se una parte del pubblico lo ricorda soprattutto per i film erotici degli anni Ottanta e Novanta, il suo percorso comprende anche opere sperimentali, drammi storici e una costante ricerca formale.
Il suo cinema ha attraversato trasformazioni profonde dell’industria cinematografica italiana, mantenendo una cifra stilistica personale e riconoscibile.
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