Gianni Ciardo si racconta ai nostri microfoni , ripercorrendo cinquant’anni di carriera tra cinema, televisione e teatro. Dai ricordi di Renzo Montagnani e Lino Banfi alle commedie diventate cult, fino al suo libro e al nuovo progetto teatrale.
Una carriera lunga cinquant’anni, vissuta con uno spirito che Gianni Ciardo continua a riassumere soprattutto con una parola: divertimento. Nel corso della nostra intervista l’attore e comico pugliese ha ricordato alcuni dei tanti colleghi incontrati sul set, da Lino Banfi a Renzo Montagnani, passando per Marisa Berenson, Pamela Prati, Patrizia Pellegrino e Nadia Cassini.
Tra tutti, un posto particolare nei suoi ricordi è occupato proprio da Renzo Montagnani, del quale Ciardo conserva prima di tutto il ricordo dell’uomo:
«Un grande, ma soprattutto un grande uomo. Poi un grande attore, molto, molto sensibile, molto particolare come persona. Una bella persona, davvero.»
Parole alle quali aggiunge un riconoscimento ancora più importante:
«È uno che poteva insegnare a tutti come si fa il cinema e anche il teatro, veramente. E oggi difficilmente se ne trova qualcuno.»

Il ricordo delle commedie e di “Ferragosto OK”
Inevitabile tornare anche su alcune delle commedie che, a distanza di decenni, continuano a essere riscoperte dal pubblico. Parlando del suo personaggio dell’ allenatore Gianvincenzo Coligno di Mezzo destro mezzo sinistro – 2 calciatori senza pallone uno , Ciardo racconta di averlo affrontato con grande leggerezza e molta spontaneità:
«Quasi non dico tutto improvvisato, però molto leggero come lavoro, come impegno. Tra l’altro io di calcio e di sport non ho capito niente, per cui mi sono ritrovato a fare una cosa quasi contro natura.»
Il sorriso aumenta quando il discorso si sposta su “Ferragosto OK”, produzione televisiva alla quale Ciardo partecipò insieme, tra gli altri, a Mauro Di Francesco.
«Là ci siamo veramente divertiti. Un film di quattro ore diviso in due parti.»
Gianni Ciardo e il ricordo di Lino Banfi
Nel corso della sua carriera Ciardo ha condiviso più volte il set anche con Lino Banfi.
«Con Banfi, essendo pugliesi, avevamo più o meno lo stesso spirito.»
Un’affinità che andava quindi oltre il copione e che contribuiva a creare sul set quella complicità tipica di molti protagonisti della commedia italiana di quegli anni.
Cinquant’anni di carriera: «Mi sono sempre divertito. Mi invidio da solo»
Oggi una parte di questa lunghissima storia è raccolta anche nel libro dedicato alla carriera di Ciardo, Gianni Ciardo. Il miglior Gianni della nostra vita.
Un’occasione per ripercorrere mezzo secolo di spettacolo, ma anche per spiegare il particolare rapporto che l’attore ha sempre avuto con il proprio lavoro.
Ciardo, infatti, quasi rifiuta di definirlo un “mestiere”:
«Io non lo chiamo mestiere, perché non è un mestiere quello che facciamo noi. È un’altra cosa, è un colpo di fortuna che abbiamo avuto nel fare quel che facciamo.»
E continua:
«Mestiere vuol dire andare a scavare nelle miniere, quello è un mestiere, quello è un lavoro. Invece questa fortuna di fare le cose tipo cinema, teatro soprattutto, è una fortuna vera e propria, specialmente per chi ci riesce. Io mi sono divertito sempre, ogni volta, ogni volta, ogni volta. Per qualsiasi cosa abbia fatto, mi sono sempre divertito, davvero. E mi invidio da solo.»
Il prossimo progetto sarà a teatro
E Ciardo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Alla domanda su dove potremo rivederlo prossimamente, anticipa di essere al lavoro su un nuovo spettacolo teatrale.

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