Il film

A due anni dall’uscita del primo live-action diretto da Paul W. S. Anderson, New Line Cinema realizza nel 1997 un sequel di Mortal Kombat, ispirato in questo caso alle vicende del terzo capitolo videoludico. Mortal Kombat – Distruzione totale segna l’esordio dietro la macchina da presa del direttore della fotografia John R. Leonetti  e vede un sostanziale rimpasto del casting rispetto al precedente episodio, eccezion fatta per il “protagonista morale” Liu Kang (che ha sempre il volto di Robin Shou) e della bella Kitana (Talisa Soto), e “sfrutta” la presenza di un copioso rooster di personaggi della saga, anche se la maggior parte appaiono soltanto per brevi camei di combattimento.

La trama

I coraggiosi guerrieri guidati da Rayden e Liu Kang, già protagonisti del precedente film, enza paura hanno sconfitto i malvagi signori della guerra provenienti da Outworld, nel corso di un torneo ai limiti fra la vita e la morte denominato Mortal Kombat. Così la Terra è salva ancora per una generazione. Ma proprio quando gli eroi si godono la loro vittoria, i portali che si affacciano su Outworld vengono distrutti da una gigantesca figura dal volto di morte che dichiara che la lotta è appena iniziata. Shao-Khan, imperatore di Outworld, non solo ha infranto le regole di Mortal Kombat, ma sta giungendo personalmente con i suoi plotoni di sterminio per eliminare tutti i nemici. Liu Kang, che guida la riscossa, dice che Shao-Khan è suo fratello e quindi tocca a lui il compito di fermarlo. Quando sono di fronte per affrontarsi a duello, ecco che Shao-Khan ritorna ad essere mortale. Il destino dell’universo è di nuovo affidato alle regole del Mortal Kombat, e la salvezza diventa possibile.

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Il commento

Fare un film tratto da un videogioco è sempre difficile. Il primo film di Mortal Kombat, anche se non venne apprezzato totalmente dal pubblico, può vantare di alcuni aspetti sicuramente positivi: ottimi combattimenti, la colonna sonora storica, una buonissima interpretazione degli attori (su tutti Shang Tsung).

Venne tanto criticato dai fan per la poca violenza e soprattutto per l’effettiva poca “spettacolarizzazione” dei combattimenti: tanti pungi, calci e salti ma pochi effetti legati ai personaggi.

Effettivamente è una Distruzione Totale

Arriva così qualche anno dopo questo sequel, Distruzione Totale: è riuscito incredibilmente a fare molto peggio del primo film. Una produzione imbarazzante che, dietro ad una trama confusa e illogica, cerca di strizzare l’occhio ai fan storici della saga accumulando all’eccesso personaggi secondari che solcano lo schermo per pochi secondi, semplice carne da macello per gli spenti e ridicoli combattimenti, coreografati senza un minimo di logica e e mai capaci di avvincere lo spettatore.

A rendere il tutto ancora più grottesco ci pensano degli effetti speciali ridicoli che raggiungono l’apice del trash nel combattimento in “computer grafica” tra le versioni “trasformate in drago” di Liu Kang e Shao Kahn, raro esempio di bruttezza visiva.

A distanza di quasi trent’anni, avendo la situazione più visibile da lontano, possiamo dirlo: il primo è buon film di Mortal Kombat, il secondo è da dimenticare subito.

Quello a sinistra sarebbe Raiden.