Ci siamo. Nuovo capitolo, uno spin off per essere precisi, di Star Wars.

Nella linea temporale lo collochiamo tra “La vendetta Dei Sith” e “Una Nuova Speranza”, quindi collegamento tra la trilogia vecchia e quella nuova (non tenendo in considerazione quella in produzione). “Rouge One: A Star Wars Story” narra di come i ribelli siano entrati in possesso delle planimetrie della Morte Nera per distruggerla.

Il capoccia che sta dietro a questo film ha scelto il periodo più versatile per uno spin off del genere. Sai da dove vieni e sai dove arriverai. C’è solo una regola da rispettare, soprattutto se si tratta di un colossal come Guerre Stellari: non inventarti trovate o comunque eventi narrativi che non combacino con la storia madre. Hanno rispettato la regola? Fortunatamente si.

Questo nuovo capitolo non tratta di Jedi o di Sith, non ci sono spade laser. Sono esseri umani, umani che credono nella forza come una religione, come una fede. E se togli questi elementi da Star Wars non ti rimane che sparare, esplodere e parlare. Questo è “Rouge One”: un film action, con tinte di spionaggio, nell’universo che conosciamo ormai da quarant’anni. Non mancano, ovviamente, nuove creature da vedere e nuovi pianeti da esplorare. 

 

Il team protagonista funziona: ignoranti, guerrieri, operativi. Adatti alla storia da raccontare. Firma la presenza anche qui il robot – linea comica, ma questa volta non è caruccio ed innocente ma è un braccio esecutore. Terminator più simpa insomma. Notevole la scelta di staccarsi dal tema musicale conosciuto ma utilizzarlo con criterio nei momenti giusti. Apprezzate le apparizioni dei vecchi personaggi, un paio forse troppo fan service, ma le altre ben piazzate. Finale che lascia col sorriso e il batticuore di uno che ha amato, ama, ed amerà sempre questa saga, nel bene o nel male.

Quindi, “Rouge One: A Star Wars Story” non è un capitolo innovativo nell’economia di Guerre Stellari ma sicuramente riesci a farsi apprezzare, e di molto, per portare senza tirate per i capelli, una storia di due ore e mezza solamente accennata con una frase ne “Una Nuova Speranza”. Niente epicità, niente di leggendario. “Rouge One” è un film brutto, sporco, e cattivo. Ce piace per questo.

 

Recensione di Massimo Bulgarelli