C’è tanto da dire, forse troppo.
Esce il 16 marzo la versione live-action del film Disney, “La Bella e La Bestia”. Non è il primo esperimento di questo tipo, anzi, ha già vari predecessori, “Il Libro Della Giungla”, “Cenerentola”, “Maleficient”, “Alice nel Paese Delle Meraviglie”: nessuno, chi più chi meno, all’altezza del rispettivo cartone animato. E questo?

La versione del 1991 durava un’ora e venti. Questo, due ore e dieci. Cosa è stato allungato nel film? Prima di tutto le canzoni: più giri strumentali, più balletti, più strofe. Va bene, cosi il momento è più intenso e coinvolgente. Ci sono delle canzoni aggiunte, come ad esempio uno stand alone firmato La Bestia ,”ufficiale” perchè presente nella trasposizione teatrale ma che nella versione a noi cara non troviamo, e grazie a Dio aggiungerei. Nuovi spunti narrativi inediti, che fanno continuamente scattare l’ALLARME FORZATURA, ALLARME FORZATURA. Molto gradevole invece sono le scene d’apertura e di chiusura che nel classico Disney erano solamente accennate (la trasformazione del principe e quando tutti tornano umani). Tirando le somme su questo focus d’apertura, quell’ora aggiunta al film è stata abbastanza inutile.

Il cast: ci sono Ewan Mcgregor, Kevin Kline, Ian McKellen, e tanti altri ma preferirei approfondirne solo tre analizzando la prova attoriale ed il personaggio interpetato.
Partiamo da Emma Watson/Belle: non convincente. Bella, brava, ma esageratamente cazzuta, e non nei gesti, bensì proprio nelle espressioni: tantissime facce da Hermione, col sopracciglio alzato. Troppo poco principessa Disney, soprattutto nella prima parte, quando è lei a tenere la scena. Il personaggio invece è più o meno identico alla versione a noi conosciuta tranne nella scena d’apertura, dove invece che libertina, spensierata e desiderata, passa per quella maleducata, pazza, da non frequentare.
Luke Evans/Gaston: l’attore ed il personaggio sono andati a braccetto. Promettente all’inizio ma senza mai decollare, rendendo Gaston troppo poco spaventoso. Non basta vedere che spara o che lascia le persone in mezzo ai boschi da sole, dovrebbe invece trasudare delirio d’onnipotenza da tutti i pori.
Dan Stevens/Bestia: l’attore ha fatto il suo, aiutato anche dalla somiglianza col principe del cartone. La bestia invece è stato il personaggio più difficile d’analizzare. Vittima purtroppo della poca resa tenebrosa del film, si ritrova con un volto molto poco mostruoso e con troppa motion capture sul viso. C’avete i soldi Disney, lo sappiamo, non c’è bisogno di fare esercizi di stile. Alla fine però è il personaggio che mandi giù meglio proprio per essere l’opposto di quello che tutti conoscono. Volevi una bestia brutta, con la voce bassa, che non fa altro che ruggire? Avrai il contrario, ed una volta capito te lo gusti meglio, paradossalmente. Ora, potrei stare qui ad eloggiare i vari reparti tecnici, ma ormai sta diventando una cosa pleonastica; lo sappiamo che sono fatti bene questi tipi di blockbuster, bei scenari, costumi etc. Preferisco sbrigarmela con una frase molto più facile e diretta: messa in scena ottima quando c’è la CGI, d’altro canto invece molto finta e poco emozionante con le persone reali. Passiamo ad una questione spinosa: la Disney, con questo film ha dichiarato per la prima volta la presenza di un personaggio omosessuale in un suo film. Nulla di male, se non fosse per il fatto che questo personaggio è uno stereotipo dell’omosessuale, lo stesso stereotipo che potrebbe usare Neri Parenti nei i suoi film. Fa le faccine e ammiccamenti a Gaston. Se trasformi un personaggio dei classici Disney in un gay, lo lasci cosi com’è, con magari un piccolo approfondimento verso la fine del film (giusto quello può avere essendo un personaggio secondario), ma non le faccine e gli ammiccamenti. Altrettanto bizzarro è riscontrare che i personaggi positivi del villaggio sono di colore mentre i bianchi sono brutti, sporchi e cattivi. La Disney in due ore è diventata quello che ha giurato di distruggere (semi cit. nerd). Immensa delusione nello scontro finale, esente da pioggia, vento ed epicità. Senza dimenticare la presenza di un personaggio “aggiunto” (non vi dico chi è giusto per lasciare un pò di curiosità) che cambia le dinamiche nella storia ma in realtà anche no. E questa cosa è tremenda. Piccolo appunto nostrano: qui da noi hanno provato a lasciare il testo originale traducendolo in Italiano. Poche assonanze, zero rime, moltissime battute fuori metrica: roba da tirare pugni a chi ti sta affianco nella disperata ricerca di un colpevole.
Vado a chiudere.

“La Bella e La Bestia”, non è completamente da buttare, ma le cose che si salvano sono gioie per gli occhi e per le orecchie ma non per la testa. Ovvio che la colonna sonora è bella, è sempre quella. Ovvio che Lumière, Tockins e compagnia bella siano fatti bene, ci stanno un mare di soldi dietro. Manca la magia, aldià del casting, del politicamente corretto, e delle cavolate aggiunte in sceneggiatura. Trovo irritante un’altra questione che logora il cinema di adesso, soprattutto a questi livelli: sono anni ormai che Hollywood è entrata in fissa con le tinte dark, sforzandosi (neanche troppo) d’inserire elementi ed atmosfere cattive che diano un tocco di serio, profondo e riflessivo nei propri film. L’abbiamo visto in “Cenerentola”, “Superman”, “Spiderman”, “Conan”, e tantissimi altri. Io dico, per una volta che il vento ti soffia a favore, dove c’è un castello abbandonato e un mostro spaventoso, e quindi sarebbe sensato un approccio dark, rendi tutto leggero e oscenamente teatrale?

“Un’altra birra?”

Si, grazie.