Renato Pozzetto è stato intervistato dalla testata “La Nuova Sardegna”, dove ha avuto modo di ripercorrere la sua carriera e di raccontare anche i suoi progetti futuri. Ecco un piccolo estratto: 

Nastro d’argento alla carriera: che effetto fa?

«Mi fa ovviamente piacere».

Il Nastro compensa la delusione per il mancato David?
«Guardi che non è vero che ho detto di esserci rimasto male, se lo sono inventati i suoi colleghi. Io sono stato molto contento di avere ricevuto la nomination, anche perché era per un film diverso da tutti quelli che avevo fatto finora. Essere candidato per un film drammatico è stata una sfida vinta. Ho detto anche però che mi sembrava strano che non fosse stato menzionato Pupi Avati, il film, la regia».

Com’è stato l’incontro con Pupi Avati?
«Mi ha chiamato una mattina di un anno fa, a metà luglio. “Sai, volevo offrirti una parte da protagonista di un film che inizio a girare tra una settimana”. “Devo tappare un buco?”, è stata la mia risposta. Ma lui mi ha assicurato di no. “Voglio parlartene di persona, leggiamo il copione insieme”. Io ho insistito. “Inviamelo oggi, poi domani vieni a casa a Milano e ne parliamo davanti a un piatto di spaghetti”. E così abbiamo fatto».

Nel 1987 esce “Da grande”, la storia di un bambino che magicamente si ritrova adulto. Sei mesi dopo in America esce “Big!” con Tom Hanks. C’è chi sostiene che sia stato copiato da quello italiano.
«Guardi, io non so come sia successo. So solo che io avevo già fatto il film di Franco Amurri quando uscì il “Da grande” americano. Non so come ci siano arrivati».

Tra gli anni Settanta e Ottanta lei è uno dei re della commedia italiana: c’è un film o un personaggio a cui è più legato?
«Il film che ha avuto più successo è sicuramente “Il ragazzo di campagna”. Ma più o meno tutti gli altri sono andati bene. Anche perché mica al cinema puoi sbagliare dieci volte. Alla fine posso dire di avere fatto una buona carriera. E infatti ora mi premiano per quello».