Siamo giunti alla chiusura di una trilogia che ha sorpreso critica e pubblico già dal primo capitolo.  Facciamo un passo indietro però: Smetto Quando Voglio era una commedia non lontana da altri film nostrani, ma oltre a far ridere di pancia era riuscito ad essere unico nel genere sia sul fronte tecnico sia sul piano narrativo. Ma era comunque una commedia, un po’ sopra le righe. Il secondo invece, che si ritrova un buonissimo lavoro fatto dal primo, si può permettere di osare trasformando una banda da Soliti Ignoti a A-Team. Nasce così un film non perfetto, ma pieno di audacia che sposta l’equilibrio della saga su dei binari a tratti fumettistici. Alla fine poi (come in Ritorno Al Futuro) viene mostrato il trailer del terzo capitolo che chiuderà la trilogia. Ed eccoci qui, con l’hype a mille. Smetto Quando Voglio – Ad Honorem, non è riuscito a mantenere la promessa fatta dal precedente capitolo. La scena del treno del secondo film doveva essere il punto di partenza invece è stato il punto d’arrivo di quel Smetto Quando Voglio cosi stravagante. I nuovi personaggi inseriti non hanno avuto il giusto spazio neanche qui nel terzo, ci si chiede allora se forse era meglio rimanere con la banda originale per tutta la saga. Chiariamoci, questo terzo film è comunque un buonissimo film ma soprattutto una chiusura perfetta della storia: torna tutto, ed è forse la cosa più importante, visto che anche i grandi hanno fallito nel terzo film di una saga, cercando di superare l’epicità del secondo perdendo il filo della questione, vero Nolan? [Continua sotto]




 

Le scene sono ben girate, soprattutto l’elegante fuga da Rebibbia, lavorata con garbo e senza pomposità spropositate da parte del regista. Ma in questo capitolo ci sono due veri, grandi, difetti: per prima cosa, un’errata gestione del tempo a disposizione, che comporta uno squilibrio controproducente. Sono due i momenti importanti del film: la fuga dal carcere ed il salvataggio del mondo, chiamiamolo così. La prima si mangia la seconda in termini di minutaggio a disposizione, regia, e tensione e risate. Arrivi così in un finale molto più povero di contenuti, e molto meno epico rispetto ad altre scene dell’intera saga. Secondo, grande, difetto: la ripetitività all’interno della trilogia. Troppe scene già viste, troppi dialoghi già sentiti. Ora fanno sorridere, non ridere.
Smetto Quando Voglio – Ad Honorem è un ottimo film nell’ottica di Cinema Italiano, ma forse il peggiore all’interno di questa, comunque magnifica, avventura intrapresa da Sydney Sibilia. In soldoni diciamo che invece di rimanere sulla strada intrapresa da Masterclass (il secondo film), Ad Honorem sbanda e rimette due ruote sulla strada del primo. Per alcuni forse (quelli che non hanno apprezzato il secondo) è un bene, ma per altri certamente no.