Arriverà giovedì 11 maggio nei cinema italiani Alien: Covenant, il sequel di Prometheus nonché prequel del celeberrimo film Alien. Ovviamente sotto la regia di Ridley Scott.

Trama

Ambientato dieci anni dopo gli eventi narrati in Prometheus, Alien: Covenant racconta la missione di colonizzazione di Origae-6, un lontano pianeta agli estremi della galassia capace di ospitare la vita. Giunte a destinazione, le 2000 persone dell’equipaggio dell’astronave Covenant si ritrovano in un ambiente paradisiaco, all’apparenza perfetto; i problemi, però, sono solo in attesa manifestarsi. Origae-6 nasconde infatti una terribile minaccia: il ritrovamento di una nave aliena schiantata li costringerà ad una disperata lotta per la sopravvivenza.

Recensione



Rispetto a Prometheus e al primo Alien, Alien: Covenant è molto più vicino al primo che non al secondo. Il filone narrativo è praticamente identico, ma ovviamente il paragone con il prima è inevitabile e sopratutto improponibile.

Passando poi al confronto ovvio e scontato tra il personaggio di Daniels interpretato da Katherine Waterston e la Ripley di Sigourney Weaver, è pacifico affermare che sussiste un divario incolmabile tra le due, in quanto la prima si dimostra forte ma molto “lagnosa” mentre ovviamente la seconda è una vera potenza della natura, anche se in alcune scene il margine si assottiglia parecchio, tipo quando va in scena lo xenomorfo e i suoi epici scontri in cui entrambe si dimostrano all’altezza della situazione.
Ma il vero nodo centrale di tutto il film è sicuramente la domanda essenziale sulla vita che non trova ancora risposta, e sopratutto cerca di coinvolgere lo spettatore sia all’inizio che alla fine. La domanda “da dove veniamo?”, quella alla quale  il doppio Fassbender nei panni dei due robot (David del primo film e il nuovo Walter) chiede all’inizio della pellicola al suo creatore:”se tu hai creato me, chi ha creato te?”.

Il film è incentrato pienamente sulla filosofia, sulla creazione, sul connubio tra parassita e vittima sacrificale, in un mix di azione e sentimento lontano anni luce dalle atmosfere cupe e paurose del primo film del 1979 che si cerca di raggiungere alla fine ma purtroppo non ci si riesce. Inoltre l’intera squadra che compone il Covenant non viene minimamente delineata nel dettaglio, anzi in alcune scene del film compaiono personaggi del quale ci si chiede da dove vengano. 

Ovviamente l’azione e gli effetti speciali aiutano molto la progressione del film e le due ore passano molto velocemente, ma per noi fan accaniti della quadrilogia passata non basta, abbiamo bisogno di paura, abbiamo bisogno di xenomorfi che arrivano all’improvviso, dei quali non sappiamo nulla della loro natura.

Il film scopre subito le sue carte, senza regalarci quel sussulto in più di cui avremmo tanto bisogno. Appare ovvio che questo ennesimo capitolo ci fa capire meglio la provenienza degli esseri alieni, come sono stati creati e per quale motivo ma dopo una prima parte molto godibile ne segue una di mezzo molto lenta incentrata sul doppio androide che, se fosse stata approfondita di meno e avesse lasciato il posto alla conoscenza degli altri personaggi, avrebbe reso molto più favorevole il nostro voto del film.

 

Sono cambiati i tempi, ma per fortuna la mano del regista rimane quella di sempre, capace di mettere tutte le toppe che servono, o quasi tutte, di scegliere le facce giuste per le parti giuste (gli attori che compongono l’equipaggio della Covenant sono scelti molto bene) e sopratutto di delineare perfettamente, l’attesa, l’adrenalina della fuga, del terrore, della lotta e la paura della morte.