Il film

Un Cult di Abatantuono e dei suoi personaggi che ha fatto la storia del cinema comico milanese anni 80. Stiamo parlando di “Attila Flagello di Dio“. Appartenente al cosiddetto filone trash del cinema degli anni 1980, il film fu stroncato dalla critica ma negli anni successivi si sarebbe rivelato molto amato dal pubblico, al punto da diventare oggetto di interesse da parte di collezionisti e appassionati del genere e di essere poi commercializzato anche nel mercato home video in formato DVD e Blu-Ray.

La trama

A Segrate, nel milanese, al tempo dei Romani si sono insediati dei barbari che vivono di caccia, mentre le loro donne coltivano riso. Sopraggiungo i Romani, rubano il bestiame e le donne. Da qui la decisione degli uomini di partire per Roma e saccheggiarla. Il loro capo è Ardarico, che ascoltando da una maga la predizione della venuta di un grande invasore barbaro di nome Attila, il quale avrebbe lasciato dietro di sé il deserto, decide di cambiare il suo nome in quello di Attila. Frattanto Urilia, diventata schiava di Fusco, il capo romano riesce a fuggire e a ricongiungersi ai barbari di Attila. Questi hanno deciso di seguire la via del mare, per maggior sicurezza, ma naufragano e sono salvati da un Ligure che esige come compenso la cessione di Urilia. Attila acconsente. Quindi assedia Saturnia e, con uno stratagemma, riesce a conquistarla. I barbari si abbandonano alle orge. Urilia riesce di nuovo a fuggire, raggiunge Saturnia e sprona i barbari a marciare su Roma. Qui si scontrano con l’esercito romano e sono sconfitti. Si salvano solo Attila e Urilia che hanno scoperto di amarsi.

Le curiosità

  • La colonna sonora del film è composta pensate da Franco Mussida e Franz Di Cioccio della PFM (che interpreta Giallo), che si avvalgono della collaborazione di Alberto Fortis nel brano “La maga” e di Rossana Casale nel brano Canto della sirena.
  • Probabilmente tutti si ricordano che Rita Rusic, l’ex moglie di Vittorio Cecchi Gori, fa parte del cast di Attila, quello che però forse non tutti sanno è che quando uscì il vhs del film, esso era praticamente introvabile, perchè pare fosse stato ritirato dal mercato dallo stesso Cecchi Gori, che non apprezzava particolarmente le scene sexy della moglie.
  • Sebbene Attila ci racconti di come i barbari, più di 2000 anni fa, popolassero quella che noi oggi chiamiamo Segrate, la maggior parte delle scene , anche quelle più bucoliche e rurali, sono state girate a Roma e dintorni.
  • La scena dell’incontro di Attila e i suoi con Renolto è la parodia del famoso spot della Renault 18, firmato nientemeno che da Sergio Leone.
  • Uno dei caratteristi di questo cult, Tiberio Murgia, che interpreta un pastore, è uno dei caratteristi più prolifici di tutta la storia del cinema Italiano, avendo all’attivo presenze in più di 100 film, da “I Soliti Ignoti” di Mario Monnicelli fino ad un lungo sodalizio con Adriano Celentano.
  •  Il famosissimo accento “terrunciello” che ha reso famoso Diego Abatantuono, non è una sua creazione, bensì di un suo collega del mitico “Gruppo Repellente”, il gruppo di cabarettisti milanesi capitanati da Enzo Jannacci e formato da Boldi, Faletti, Mauro Di Francesco, Cochi e Renato e, appunto, da Giorgio Porcaro, sicuramente meno famoso di Abatantuono e purtroppo scomparso prematuramente, ma che ha creato uno dei simboli più caratteristici di tutti gli anni ’80.
  • L’attore che intepreta “Frenisio il somaro”, Armando Celso, potete riconoscerlo anche nel mitico “il ragazzo di campagna”, nell’unica, memorabile, immensa scena del treno, sedutoproprio al fianco di Renato Pozzetto.

(Fonte: cinepanettoni.it)