La vita del grande Bruce Lee è divenuta leggendaria a tal punto che divenne oggetto del film Dragon – La storia di Bruce Lee, diretto nel 1993 da Rob Cohen. Questo ripercorre, in maniera semi-romanzata, le principali vicende avvenute nella vita dell’attore e lottatore, basandosi grossomodo sulla biografia intitolata Bruce Lee: The Man Only I Knew.

Questa venne scritta nel 1975 dalla moglie di Lee, Linda Lee Cadwell, in seguito alla tragica scomparsa dell’attore. Il regista, tuttavia, non voleva dar vita ad un classico film biopic, e decise piuttosto di realizzare una pellicola simile a quelle interpretate dallo stesso Lee.

La storia inizierà fin dalla più tenera età della futura leggenda, da quel rapporto conflittuale con il padre e con le proprie origini, che lo porterà presto negli Stati Uniti per intraprendere la carriera d’attore. I ricordi e gli insegnamenti del genitore non saranno tuttavia gli unici ad accompagnare il giovanissimo Bruce Lee nel suo viaggio: il padre gli aveva raccontato infatti di sognare spesso che un demone lo avrebbe rapito. Anche in previsione di un futuro scontro, decide così di istruire il figlio secondo la disciplina delle arti marziali, un’insegnamento che lo accompagnerà per tutta la sua breve vita.

Per il ruolo del protagonista la produzione considerò diversi attori di origine cinese, ma a vincere la parte fu Jason Scott Lee, il quale nonostante il cognome non ha alcuna parentela con Bruce. Questi fu ritenuto idoneo per via della sua grande preparazione atletica data dalla sua esperienza come ballerino. L’attore si sottopose così ad un lungo allenamento nelle arti marziali, divenendone a sua volta un grande esperto. Ad allenarlo fu Jerry Poteet, il quale in gioventù era stato allievo di Lee.

Ma all’inizio, la scelta dell’attore protagonista fu ben diversa. La produzione andò a colpo sicuro dal vero figlio di Bruce, ovvero Brandon Lee il quale si era a sua volta distinto in alcuni film sulle arti marziali. Questi, tuttavia, non desiderava essere paragonato al padre e decise pertanto di non ricoprire il ruolo.

Inquietante pensare a quella storia del demone della morte nel film nelle scene oniriche presente nelle visioni del protagonista, che si fa paradossalmente profetico nella parte finale della tragica sorte toccata proprio a Brandon, che morì durante le riprese de Il corvo, meno di due mesi prima dell’uscita della pellicola sulla vita di suo padre. Il film infatti è dedicato alla sua memoria, nei titoli di coda.